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Festa delle Donna, ad Idice il consueto pranzo annuale.

FESTA DELLA DONNA 2013

La festa della donna è un appuntamento importante per il Partito Democratico di San Lazzaro. Ogni anno ad Idice  nella sede del Pd nella casa del popolo, oggi circolo “Enrico Berlinguer” si tiene un pranzo speciale. Anche quest’anno Pina e Paola hanno preparato un  gustoso menù. Per partecipare potete prenotarvi al seguente numero:
Pina: 338/4864137.

Allo 051 di San Lazzaro, Iniziativa benefica a favore della chirurgia pediatrica dell’ospedale Gozzadini.

 

Alessandro Vannini e i suoi soci Ergis Tola e Andrea Grillini assieme a Silvia Radaelli e Francesco Falciatore

Il 18 di dicembre il locale 051 di San Lazzaro assieme all’associazione Amaci (associazione genitori e amici chirurgia pediatrica Gozzadini) ha organizzato un aperitivo solidale a sostegno delle attività dell’associazione. Alla serata ha partecipato in rappresentanza dell’amministrazione comunale, Francesco Falciatore. Di seguito la dichiarazione rilasciata da Falciatore.

 “Questa iniziativa benefica a cui ho contribuito come ispiratore e divulgatore assieme ai soci dello 051 è stata una piccola luce, nel buio della complessità di questo momento storico, fatto di gravi difficoltà economiche e sociali; avere un momento di solidarietà, verso poi, una categoria così delicata e pura, come i bambini credo che non possa che far piacere a tutti che venga fatta nella nostra comunità  e con la grande partecipazione che c’è stata, grazie al tam tam sui social network,  dei giovani adulti della nostra comunità, un grazie particolare va a loro”.

 

Destra e sinistra secondo Anthony Giddens.

Anthony Giddens

Foto da Wikipedia

DESTRA e sinistra sarebbero concetti superati, obsoleti, privi di senso, come qualcuno ora sostiene nella campagna elettorale italiana? Non sono d’accordo.Norberto Bobbio diceva che il significato di destra e sinistra cambia continuamente, e non c’è dubbio che oggi entrambi i termini significano qualcosa di diverso rispetto al passato. Ciononostante restano due concetti politici profondamente differenti e continuano ad avere un valore specifico anche nell’odierno mondo globalizzato. La destra tradizionale di oggi in Europa e in generale in Occidente crede nel libero mercato, in uno stato poco invasivo e contenuto, in un conservatorismo sociale nella sfera privata. La sinistra crede in un governo attivo più che nello statalismo, in una maggiore regolamentazione del mercato, nel liberalismo sociale.

Le differenze tra i due schieramenti sono ben visibili, sebbene non siano più così nette come un tempo. A sinistra non c’è più l’utopia socialista. A destra possono esserci aperture in campo sociale, come dimostra David Cameron in Gran Bretagna schierandosi a favore del matrimonio gay, peraltro con forte opposizione e disagio tra molti membri del suo stesso partito. Inoltre oggi ci sono questioni, come quella dell’ambiente, che non sono più “di destra” o “di sinistra” sulla base dei vecchi parametri: il cambiamento climatico è un problema grave, urgente e profondo, che travalica ogni schieramento ideologico, perlomeno se guardato senza paraocchi. In parte è vero quel che Tony Blair ha scritto nella sua autobiografia politica, dopo avere lasciato Downing Street: oggi vi sono forze che si distinguono per la propria “apertura” nei confronti della società e altre che si distinguono per una contrapposta “chiusura”.

Due diverse mentalità, due modi di affrontare la realtà: apertura verso l’immigrazione, le nuove tecnologie, i cambiamenti sociali, in contrasto con chi preferirebbe chiudere le frontiere, respingere le innovazioni, mantenere lo status quo. Ma questo contrasto non basta a definire la lotta politica. Rappresenta un programma e una visione troppo limitati. Ed è portatore di frequenti contraddizioni: vi sono partiti apertissimi quando si tratta di discutere di libero mercato, che vorrebbero privo di qualsiasi regola o laccio, e poi chiusissimi sul tema dell’immigrazione, senza comprendere che quest’ultima è una componente essenziale del liberalismo e che non può esserci un mercato “aperto” con una chiusura delle frontiere agli immigrati. La discussione sul presunto superamento di concetti come “destra” e “sinistra” ha inoltre un difetto di fondo: induce a credere che, nel mondo di oggi, ci sia bisogno di meno politica di quello di una volta, ossia di meno ideologia, meno partiti, meno governo, come se tutto dipendesse dall’essere disponibili o contrari al cambiamento, inteso come generale progresso dell’umanità.

Al contrario, ritengo invece che oggi ci sia bisogno di più politica dì prima, perché i problemi globali, dalla drammatica crisi economico-finanziaria all’effetto serra, dimostrano che solo un intervento collettivo, programmatico, di sana governance internazionale, può mettere il nostro pianeta sulla strada giusta. Una migliore definizione del confronto politico odierno verterebbe allora su un termine diventato assai popolare, seppure utilizzato spesso a sproposito: reformer. Oggi tutti o perlomeno tanti si autodefiniscono così. Ma chi è, cos’è, un vero riformatore o riformista? In Europa è colui che comprende la profondità della crisi che stiamo attraversando e si rende conto delle risposte radicali che sono necessarie per superarla.

Oggi tutti i Paesi industrializzati sono fortemente indebitati. Tutti, chi più chi meno, hanno perso competitività sui mercati. Finora sono state indicate e discusse due vie d’uscita da questa situazione: incoraggiare la crescita economica con investimenti pubblici, oppure puntare sul rigore, sui tagli alla spesa pubblica, sugli aumenti delle tasse, in una parola sull’austerità. Ma riproporre l’alternativa tra il metodo keynesiano e il monetarismo potrebbe non bastare più.

Certo, i tagli sono in qualche misura necessari. A mio parere, tuttavia, sono come le medicine: se non le prendi, ti ammali, ma se ne prendi troppe fai un’overdose e rischi di stare ancora peggio. E allora che fare? Ciò che un autentico riformatore europeo dovrebbe porsi come obiettivo è una ripresa sostenibile. Una ripresa in grado di preservare un welfare state che richiede sicuramente tagli e accorgimenti per fare i conti con un nuovo scenario demografico e sociale; ma che al tempo stesso non indirizzi i principali benefici della crescita sullo 0,1 per cento della popolazione, sulle fasce più alte di reddito. Una ripresa sostenibile significa un modello economico che eviti di distruggere l’ambiente e la classe media: non credo che l’Occidente uscirà dalla crisi e diventerà più competitivo semplicemente vendendo sempre più automobili alla Cina, fino a quando i cinesi ne avranno tante quanto noi, o di più. Né continuando a indebitarsi, per poi aspettarsi che siano i giovani d’oggi, molti dei quali sono disoccupati, a pagare i nostri debiti quando saranno diventati adulti: sia i debiti in campo economico che quelli in campo ambientale.

Come realizzare un’impresa così immane e complessa? Io continuo a credere che sia possibile, attraverso un genuino riformismo di sinistra. Lo stesso spirito di quella Terza Via a cui ho dedicato una parte dei miei studi teorici, il cui primo artefice non è stato in realtà Blair, come si è talvolta indotti a credere, ma piuttosto Bili Clinton e il partito democratico negli Stati Uniti. Dunque un progressismo capace di conquistare consensi al centro, comprendendo le legittime preoccupazioni dei ceti medi su questioni come sicurezza, tasse e immigrazione, ma senza rinunciare alle aspirazioni di una società più giusta e più egualitaria, rese ancora più impellenti oggi dalle conseguenze del crack finanziario e dalle minacce del cambiamento climatico.

La Terza Via va perciò adeguata ai problemi del ventunesimo secolo, ma anche alle nuove opportunità che il secolo appena cominciato lascia intravedere, non ultima quella di una nuova rivoluzione industriale e tecnologica, che sarà necessaria perché nessun Paese potrà veramente risollevarsi dalla crisi se non produce più niente. Tra queste opportunità vi sono quelle che può cogliere l’Europa: secondo vari studiosi la nostra Unione, oggi afflitta da lacerazioni e difficoltà, ha il potenziale per uscire da questo periodo non solo rinsaldata e rinvigorita, ma perfino più forte degli Stati Uniti. È uno scenario che richiede ottimismo, ma è uno scenario possibile: a patto di usare più politica, non meno politica. E di credere che “destra” e “sinistra” vogliano ancora dire qualcosa.

(http://www.tamtamdemocratico.it/)

MOZIONE SULLA CITTADINANZA ONORARIA AI BAMBINI FIGLI DI IMMIGRATI.

 

MOZIONE SULLA CITTADINANZA ONORARIA AI BAMBINI FIGLI DI IMMIGRATI, NATI IN ITALIA E RESIDENTI A SAN LAZZARO DI SAVENA

PREMESSO
Che il tema dell’integrazione dei cittadini stranieri in Italia ed in Europa è una delle sfide più impegnative da affrontare per gli Stati Europei ed è un impegno sul quale si gioca il futuro stesso del nostro Paese,
Che la necessità di una nuova legislazione in materia di cittadinanza per i Cittadini stranieri che risiedono in Italia è oggetto di discussione in Parlamento ed in molte Regioni, Provincie e Comuni del nostro Paese,
Che nella Convenzione Europea sulla Nazionalità conclusa tra gli Stati membri del Consiglio di Europa il 6/11/1997, ancora in attesa di essere ratificata da parte del nostro Paese, è previsto che ciascuno Stato faciliti, nell’ambito del diritto domestico, l’acquisizione della cittadinanza per le persone nate sul suo territorio e ivi domiciliate legalmente ed abitualmente (art.6 paragrafo 4, lettera C)
OSSERVATO
Che l’articolo 3 della Costituzione Italiana garantisce che tutti i cittadini hanno parità e dignità sociale e che sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, razza, lingua, religione, opinioni politiche, condizioni personali e sociali
Che al 31 luglio 2012 risultano , nati sul territorio nazionale e residenti nel Comune di San Lazzaro di Savena, N. 296 minori (di cui 149 maschi e 147 femmine); e che tali dati dovranno essere costantemente aggiornati e
Che questi giovani vivono nello stesso contesto scolastico dei nostri giovani, parlano l’italiano, studiano la storia d’Italia e sono figli di cittadini stranieri regolari che lavorano all’interno dell’economia del nostro Paese e pagano regolarmente le tasse
CONSIDERATO
Che la legge che disciplina attualmente la cittadinanza italiana (n. 91 del 5/2/1992) è basata prevalentemente sullo “jus Sanguinis” e cioè viene in sostanza mantenuta la cittadinanza originaria dei genitori
Che il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, in recenti dichiarazioni, ha giudicato superato un diritto di cittadinanza fondato sull’istituto dello “jus sanguinis” anziché sullo “jus soli” per i nati in Italia da genitori stranieri ed augurandosi che in Parlamento si potesse presto affrontare anche la questione della cittadinanza ai bambini nati in Italia da immigrati stranieri e
Che lo stesso Presidente Presidente della Repubblica ha più volte encomiato i Comuni, le Provincie e le Regioni che hanno intrapreso iniziative atte a promuovere concretamente la discussione e consapevolezza sul tema della cittadinanza alle persone straniere, e
Che anche dalla Presidenza della Conferenza Episcopale Italiana, tramite Sua Eccellenza il Cardinale Bagnasco , sono arrivate prese di posizioni in merito ad una riforma della legge 91, in grado di intercettare i mutamenti demografici nel nostro Paese promuovendo il riconoscimento della cittadinanza per i figli nati in Italia da immigrati stranieri
Che ritenendo la legge 91 oramai anacronistica, è stata promossa da parte di tante Associazioni politiche, sociali, culturali e religiose una campagna di raccolta firme (L’Italia sono anch’io) per chiedere la riforma della stessa legge ed in particolare per quanto attiene il riconoscimento della cittadinanza ai bambini nati nel nostro Paese da genitori stranieri
Che il riconoscimento a questi giovani della cittadinanza può agevolare un percorso di integrazione reale dove veder affermata l’idea di una comunità al contempo unica e plurale, in cui le diversità culturali e religiose siano una ricchezza e non un problema, in cui il dialogo, il confronto, il rispetto dei diritti e dei doveri della nostra Costituzione siano capisaldi
VALUTATO
Che in attesa dell’auspicata riforma della legge 91, può essere attuato da San Lazzaro di Savena un importante atto emblematico di grande valore civile quale il conferimento della cittadinanza onoraria ai figli degli stranieri nati in Italia e residenti nel nostro Comune, dando seguito alla mozione presentata lo scorso 2 febbraio 2012 ed approvata dal Consiglio
IMPEGNA
Il Sindaco e Giunta a conferire, come atto simbolico, la cittadinanza onoraria ai minori nati nel territorio italiano e residenti a San Lazzaro di Savena, figli di immigrati stranieri, quale auspicata premessa di un effettivo riconoscimento della cittadinanza italiana da parte della legislazione nazionale
IMPEGNA INOLTRE
Il Sindaco e la Giunta a valutare se tale riconoscimento possa coincidere con il prossimo 2 giugno 2013, festa della Repubblica, eventualmente coinvolgendo anche il Consiglio Comunale dei Ragazzi.

San Lazzaro di Savena, 25 ottobre 2012
ALESSANDRO BATTILANA gruppo Partito Democratico

le notizie di oggi, 14 Dicembre

Michele Cavallaro. Capogruppo PD in consiglio Comunale

Digital divide e wifi pubblico

 

Nell’epoca del comunicazione, è sempre più naturale e quasi istintivo usare strumenti informatici per rispondere alle più semplici domande e necessità. Per sapere come sarà il tempo nel week end piuttosto che eseguire pagamenti, transazioni, prenotazioni ma  anche comunicare tramite i social network, l’istinto è quello di cercare nella tasca il telefono cellulare (che in modo riduttivo si può ancora definire tale, essendo oramai dei veri e propri dispositivi super intelligenti) oppure muovere rapidamente la mano per spostare il mouse e attivare  il browser preferito (già, si chiama così il programma per navigare in internet) a cui porre le più incredibili domande e fargli effettuare qualsiasi cosa.

Quali gli impatti sulla nostra società di questo strumento? Molti: tantissimi positivi e certo alcuni anche negativi. E fra questi ce n’è uno molto negativo: parte della popolazione, vuoi per anagrafica, vuoi per le difficoltà legate all’utilizzo dello strumento, ma anche, e forse al primo posto, per il costo si sono autoescluse da questa forma di comunicazione. Wikipedia descrive così il fenomeno:

“Il digital divide, o divario digitale, è il divario esistente tra chi ha accesso effettivo alle tecnologie dell’informazione (in particolare personal computer e internet) e chi ne è escluso, in modo parziale o totale. I motivi di esclusione comprendono diverse variabili: condizioni economiche, livello d’istruzione, qualità delle infrastrutture, differenze di età o di sesso, appartenenza a diversi gruppi etnici, provenienza geografica. Oltre a indicare il divario nell’accesso reale alle tecnologie, la definizione include anche disparità nell’acquisizione di risorse o capacità necessarie a partecipare alla società dell’informazione. Il divario può essere inteso sia rispetto a un singolo paese sia a livello globale. “

Si può evidenziare, quindi, la necessità di promuovere una nuova sfida: contro l’analfabetismo elettronico e contro l’esclusione democratica nell’era elettronica.

Il Parlamento Europeo, in una raccomandazione, presentata durante il Consiglio del 26 marzo 2009, si esprime così:

«[…] l’evoluzione di Internet dimostra che esso sta diventando uno strumento indispensabile per promuovere iniziative democratiche, un nuovo foro per il dibattito politico (ad esempio per campagne elettroniche e il voto elettronico), uno strumento fondamentale a livello mondiale per esercitare la libertà di espressione (ad esempio i blog) e per sviluppare attività commerciali, nonché uno strumento per promuovere l’acquisizione di competenze informatiche e la diffusione della conoscenza (e-learning) […]»

Il PD recentemente ha presentato in Consiglio Comunale una mozione mirata allo studio della diffusione a San Lazzaro del collegamento ad internet nella forma pubblica e gratuita, sfruttando i sistemi radio, il “wifi”. Si impegna la Giunta a presentare un progetto per lo sviluppo di tale rete, impegno recepito con entusiasmo, e in corso di elaborazione.

In questo momento di crisi, la possibilità di utilizzare, in forma gratuita, lo strumento informatico non solo garantirà la possibilità a tutti di accedere alla “democrazia elettronica”  ma contribuirà anche allo sviluppo e crescita della nostra città.