Le manifestazioni seriali e l’interesse pubblico

Marco-Macciantelli-piccolaA San Lazzaro siamo di fronte a qualcosa di inedito: le manifestazioni seriali promosse dalla lista Noi cittadini. Quella dello scorso 30 settembre un déjà vu della precedente del 4 giugno. Una lista che si agita molto, ma crea un clima di inutile confusione. Poco civica e molto politica: visto che è guidata da un ex segretario di partito catapultato dalla prima Repubblica al gruppo regionale del M5s (sino a poco tempo fa). Ceto politico esperto nel riciclo. Come l’altro capetto della lista, per due mandati assessore comunale.

Non solo. Ho il massimo rispetto per Legambiente. Osservo solo che la referente di San Lazzaro è una militante di Noi cittadini, di cui è stata capolista alle ultime elezioni amministrative. Ovviamente il conflitto di interesse è un’altra cosa. Diciamo che i margini per una corretta distinzione dei ruoli, anche in questo caso, continuano ad essere piuttosto ampi.

E’ normale che ciascuno esprima le proprie posizioni, poi c’è modo e modo per farlo. Un conto è la giusta richiesta di partecipazione di tanti, un altro la prepotenza di pochi. Alzare i toni, cercare la contrapposizione pretestuosa, muovere accuse infondate, sollevare polveroni, porta ad un’escalation con dosi sempre maggiori di proclami e sentenze inappellabili. Tutto il contrario della ricerca del dialogo.

Il Comune di San Lazzaro, invece, è sempre stato pronto al confronto e lo ha ampiamente dimostrato. Negli ultimi mesi si sono svolti ulteriori incontri con gli stessi esponenti della lista Noi cittadini, proposti, non da loro, ma da noi. Altri sono programmati. Con la cittadinanza, a Idice, solo prima dell’estate, almeno tre assemblee. Altre ce ne saranno.

La “colata” è soprattutto nella testa degli esponenti della lista Noi cittadini, nel loro modo di porsi e di fare dibattito pubblico. Oltre un certo limite, specie di fronte a istruttorie che hanno affrontato ordinatamente tutti i percorsi legittimi, gli atteggiamenti pregiudiziali rischiano di trasformarsi in forme ingerenza ovvero di indebita pressione. E questo non è accettabile.

Vorrei chiarire: la zona in questione non ha nulla a che vedere con il Parco dei Gessi bolognesi e dei Calamchi dell’Abbadessa. Non siamo né in zona di Parco, né in zona di pre-Parco. Ancora: nessuna new town. Piuttosto: consolidamento dell’assetto urbano esistente, per una nuova centralità di Idice, per una complessiva rigenerazione della città pubblica, delle sue dotazioni territoriali. Nel merito, ricordo che alle nostre spalle è un lavoro lungo un decennio, fatto di forum e laboratori urbani. San Lazzaro è stato tra i primi Comuni dell’area metropolitana bolognese a completare l’iter della pianificazione, ad adottare e approvare il Psc il 24 aprile 2009, ad adottare e approvare il Poc il 20 dicembre 2011. Tutto secondo quanto prevede la legge regionale 20 del 2000.

In occasione della convocazione precedente del 4 giugno, Pd e Sel di San Lazzaro diffusero insieme un documento che ad un certo punto diceva così:Sulla credibilità della posizione espressa dalla lista Noi cittadini ricordiamo solo una cosa. Già nel 2011 contro il Poc fu promosso un referendum con molto clamore, proposta che venne però respinta dal Comitato dei saggi. Successivamente vi fu un ricorso al Tribunale, il quale si pronunciò dando torto ai ricorrenti e ragione al Comune, costringendoli a pagare anche le spese legale”. Questo per dire che le questioni sono state da tempo discusse e chiarite.

Su una popolazione a San Lazzaro di 31.457 residenti, a Idice sono previsti 582 alloggi con edifici in classe A, di cui il 27% in edilizia sociale, di cui la metà circa per l’affitto, insieme ad una cittadella dello sport, suggerita da Romano Romagnoli, compianto presidente del “San Lazzaro calcio” con un vivaio di 400 ragazzi, un nuovo polo scolastico, di cui c’è bisogno, un pacchetto di ulteriori interventi a favore della frazione per una cifra di circa 10 milioni di Euro.

Gli impegni sono la rinaturalizzazione dell’asta dell’Idice, a favore di un nuovo parco fluviale insieme a nuove aree nella disponibilità del Comune. Più in concreto, il “progetto speciale” per Idice riguarderà la riqualificazione della via Emilia, da via Castiglia a via Cà Bassa, prevedendo una pista ciclabile, la realizzazione dei marciapiedi sia sul lato nord che sul lato sud, la riorganizzazione dei parcheggi, la modifica alla geometria stradale del ponte ritrovando sul lato sud un percorso ciclopedonale che consenta la transitabilità in sicurezza di pedoni, carrozzine e ciclisti, la semaforizzazione degli incroci di via Castiglia, Mario Conti ed Andreoli, per consentire gli attraversamenti in sicurezza. Prima la riqualificazione, solo a seguire la nuova scuola e dopo l’insediamento residenziale.

Naturalmente si andrà avanti per stralci, sulla base del controllo sulle assegnazioni degli alloggi, oltre al tema delle altezze, affidato alla Commissione per la qualità architettonica e del paesaggio. Colgo l’occasione per smentire alcune cose non vere che agli organizzatori piace diffondere, a dimostrazione della loro buona fede e della loro serietà. Gli alloggi non sono né migliaia, né 700, né 650 ma, appunto, 582. Non è vero che il Piano prevedeva 1500 alloggi, non è vero che è stato ridotto grazie alle proteste. Anzi se i “ragazzi” di Noi cittadini evitassero di proiettare le loro visioni apocalittiche e si attenessero a ciò che risulta agli atti, sarebbe, da parte loro, un passo avanti. Un segno di maturità. Non è vero che ci saranno grattacieli, né edifici di nove piani, perché il Comune ha previsto altezze inferiori.

A proposito di campagna elettorale, in uno degli ultimi incontri avuti con loro ci hanno spiegato che alla lista Noi cittadini conviene accentuare la polemica e sollecitare la protesta perché intende presentarsi alle prossime elezioni e ormai siamo in campagna elettorale e tutto questo può produrre consenso. Giocano ad una campagna elettorale virtuale, ma, se continuano così, a quella reale rischiano di arrivare col fiatone. Ovviamente continueranno imperterriti sulla loro strada con altre manifestazioni. E’ una posizione del tutto strumentale, in primo luogo verso i cittadini, quelli veri, che hanno il sacrosanto diritto di formarsi una libera opinione, senza per questo seguire gente alla ricerca di una parte in commedia per ragioni di pura e semplice affermazione personale.

Apprendo infine di un esposto. Il Pua relativo a Idice è a evidenza pubblica, come tutti gli adempimenti (Psc e Poc) che lo hanno reso possibile. Il Comune di San Lazzaro è pronto di collaborare, come sempre ha fatto, in altri casi, con quanti sono preposti al controllo di legalità, con la serena e responsabile coscienza di aver sempre operato per la trasparenza, l’interesse pubblico, il massimo rispetto del quadro normativo.

Marco Macciantelli

 

10 pensieri su “Le manifestazioni seriali e l’interesse pubblico

  1. alberto

    Caro Marco, mi dispiace che la tua reazione sia così rabbiosa e foriera di discredito verso la manifestazione di dissenso di gran parte dei tuoi cittadini nel merito e nel contenuto di scelte politiche di pianificazione urbanistica. So che dissentirai rispetto a quanto affermo: che si tratta della “gran parte” dei cittadini di San Lazzaro, ma è proprio così. Nelle fasi preparatorie delle manifestazioni seriali che abbiamo promosso siamo entrati in contatto con migliaia di cittadini nelle strade e veramente quasi tutti hanno espresso estrema contrarietà al nuovo edificato, indipendentemente dalle guerre sui numeri che non spostano la questione di fondo(650 vs 580).
    Purtroppo, però, hai perso l’opportunità di sconfessare quanto affermo rigettando la nostra richiesta di referendum popolare, ma basterebbe che tu ti ritagliassi qualche ora per camminare per il nostro comune e chiedere direttamente alle persone cosa ne pensano per avere un’ idea precisa di quanto dico.
    Penso che queste manifestazioni, potrebbero invece essere colte come un’opportunità per ripensare al piano. Penso che oggi sarebbe molto apprezzata una sospensione dell’iter di approvazione, per valutare alla luce di un sentire popolare inedito e fortissimo, aspetti del piano che sfuggivano al momento del suo concepimento.
    Fra il 2007 e il 2013 è cambiato il mondo e difficilmente è sostenibile la coerenza con qualsiasi cosa abbiamo pensato sette anni fa, questo vale per tutti e a maggior ragione per un piano urbanistico pensato in un momento ( l’ultimo a mio avviso) di filosofia della crescita illimitata.
    Non mi importa di quello che pensi di me o di Massimo Bertuzzi , noi in fondo siamo “vecchi politicanti” avvezzi ai rigori dell’ambiente, invece m’interessa molto quello che pensi dei cittadini che ancora amministri e desidererei che il loro pensiero potesse sostenere le scelte degli amministratori, piuttosto che quest’ultimi vi si contrapponessero con pertinacia cieca ad oltranza.
    Il sostegno che deriverebbe da un ascolto vero e accogliente nei contenuti manifestati aiuterebbe molto, anche quel timoniere che decidesse, oggi, se non di invertire la rotta almeno di rallentarne la velocità, per valutare i venti mutati delle nuove condizioni socio economiche in cui si sta navigando.
    Credo che questo dibattito sia di grande aiuto alla politica e possa rappresentare un opportunità importante per ricreare coesione fra cittadini e politica, bisogna però saperla cogliere e l’apertura richiesta è notevole
    Alberto Piras ( il capetto) a titolo esclusivamente personale

  2. Lorenzo

    E altrettanto interessanti i contributi proprio all’interno del PD:

    http://www.bodem.it/bologna/157-il-pd-e-il-consumo-di-suolo

    Mi piacerebbe avere un parere del sindaco sui dibattiti in corso, credo che l’argomento sia molto sentito ovunque e mi riesce difficile comprendere come possa una giunta rimanere così saldamente ancorata alle proprie posizioni quando TUTTI dicono basta, stop, fermatevi…!

  3. Fabio

    A San Lazzaro c’è una grande questione aperta, grande come un quartiere e che non si può eludere: migliaia di cittadini sono contrari ad un piano urbanistico che occuperà oltre 30 ettari di aree naturali a vocazione agricola ,tra Idice e Mura S. Carlo, ai piedi delle colline (confini pre-parco) per l’edificazione di 650 appartamenti in 53 edifici con torri fino a 9 piani per tanti motivi che sono già stati validamente esposti in questi mesi e riferiti nelle occasioni pubbliche.
    Seppure ci sia battaglia sui numeri, tra quelli riportati nei progetti depositati agli atti e le prospettive di mercato, che li danno in calo, restano vive le testimonianze delle assemblee pubbliche ad Idice in cui tutti gli interventi furono sonoramente contrari a questo progetto con motivazioni ampiamente argomentate da cittadini provenienti da tutto il territorio.

  4. Pd San Lazzaro

    Caro Alberto, leggo nelle tue parole un tono che mi fa riflettere, diverso dalla solita aggressività e, se permetti, dalla solita arroganza. Rabbia non ne provo. Nutro il massimo rispetto per l’opinione delle persone e per il punto di vista dei cittadini. Non è il sindaco che avrebbe “rigettato” la proposta referendaria, ma una Commissione preposta eletta dal Consiglio comunale. Io credo che l’attenzione precisa alle questioni, il riferire i numeri esatti, le circostanze, le motivazioni, le finalità, sia il primo modo per fare affermazioni credibili. C’è un quadro normativo e la prima forma di legalità è ottemperarlo. Anche questa personalizzazione, che voi fate, è del tutto sbagliata. Il sindaco, il sindaco, il sindaco. Si crea un clima di accanimento, che non credo sia una cosa né giusta, né utile. Non ho mai mancato di assumermi le responsabilità che mi competono, come si dice, con espressione subalterna alla cultura televisiva, “mettendoci la faccia”, ma la pianificazione è cosa più complessa, che attiene ad un controllo incrociato tra Enti, e dentro a ciascun Comune, tale da coinvolgere diversi profili, tecnici e istituzionali. Tu sei stato assessore, lo sai. Il Piano a San Lazzaro ha implicato circa dieci anni di lavoro. Sempre con il pieno e consapevole coinvolgimento del Consiglio e con atti deliberativi del Consiglio. Una buona amministrazione fa le cose a ragion veduta, non fa e poi disfa, a piacimento, sulla base delle sollecitazioni di questo o di quello, ma cerca sempre di perseguire l’idea di un interesse generale, dando spiegazioni delle scelte e sapendo che dal confronto non può che emergere la serietà e la qualità degli orientamenti presi.

    1. albertoalberto

      Marco, ti ringrazio per la risposta.
      Riconosco pienamente la legittimità del piano, riconosco completamente il rispetto e l’adesione alla norma che l’amministrazione ha attuato nella realizzazione del piano, ma credo che oggi non sia più sufficente richiamarsi ad esso. I contenuti del piano sono ciò di cui occorre discutere e soprattutto se tali contenuti siano ancora attuali rispetto al momento della loro ideazione. Hai ben richiamato l’esempio della Fiera e delle strutture pensate troppo tempo prima che fossero realizzate per essere sincroniche con la Bologna di oggi.
      Non penso che tutto il piano debba essere rigettato a priori, non penso che debba essere soltanto la pancia della gente il discrimine per l’approvazione di un piano, penso però che non sia giusto approvarlo solo perché ha concluso il suo iter amministrativo burocratico di 10 anni quando è fortissima l’esigenza di discuterne i contenuti a tutti i livelli . Penso che sia evidente a tutti la non certa corrispondenza fra l’oggi della realizzazione e il ieri della sua ideazione. Penso che se, come dici, stai già pensando che il futuro di San Lazzaro, dopo questa nuova urbanizzazione, sia nel non consumo ulteriore di suolo, allora, il contenuto di questo piano non sia più così attuale e giusto per la nostra comunità. Penso che la coerenza non sia fra le categorie che ci possono aiutare in questo momento . Penso che sia possibile e giusto quindi prendere ancora un po’ di tempo e differirne l’approvazione per diversi motivi, sia perché oggi, vista la congiuntura, non vi è nessuna fretta né da parte degli operatori economici né da parte del comune, sia perché tu stai lasciando l’incarico a San Lazzaro e non trovo giusto che resti un eredità di questo impegno ad un nuovo Sindaco che poi dovrà gestirla ed infine perché la ricomposizione di un conflitto innegabile come quello creatosi su questa vicenda è una necessità indifferibile.
      Ti lascio con una domanda, oggi ti sentiresti in tutta franchezza di riconfermare completamente i contenuti del piano in approvazione? Non mi rispondere, ti prego, che si può sempre fare meglio, ma ad un certo punto bisogna decidere, perché la variabile nuova di cui bisogna tener conto sono i cittadini che esprimono una forte opinione ben circostanziata, densa di ottime ragioni a cui non si può contrapporre il semplice rispetto e la correttezza delle procedure.
      Alberto

    2. Pd San Lazzaro

      Ti rispondo così. Quando trovo nelle fila degli oppositori o dei detrattori delle persone che ragionano, mi dico: non tutto è perduto per questo Paese. Si può ancora ragionare e riflettere. Senza assecondare, appunto, la “pancia”. Questo argomento, che io “me ne vado” è molto simile all’altro, speculare, che “non risiedo a San Lazzaro”. Lo si evoca per denigrare, ferire. Ho sempre adempiuto ai compiti che mi sono stati affidati, senza che li cercassi, con dedizione, senza risparmio. Come la chiacchiera, stupida e volgare, secondo la quale mi sarei orientato per alcune regole sul fumo, poiché interessato, in quanto coinvolto in attività commerciali a favore delle sigarette elettroniche. Idiozie. Maldicenze. Malignità. Senza alcun fondamento. Mio nonno Lino, da Granaglione, si inurbò a Bologna, divenne capo cantoniere tra Bologna e Imola, dipendente Anas. Girava su un galletto rosso, un casco nero di pelle a guscio di noce. Sono nato nella casa cantoniera delle due Madonne, dove i miei genitori hanno trascoro il loro primo anno di matrimonio. Sono cresciuto nell’oratorio di San Giovanni Bosco, riva sinistra del Savena. Ho sempre sentito come una cosa reale l’esistenza di una città del Savena, col fiume, non a dividere, ma ad unire i due lembi, il quartiere Savena e San Lazzaro di Savena. Bambino, poi ragazzo, ho trascorso i miei pomeriggi di sole correndo in bicicletta, i ciappetti ai raggi per simulare i motorini che non potevamo avere, verso le grotte del Farneto, dove si entrava, liberi e incoscienti, alla ricerca del fresco, dell’incognito, del mistero. Talvolta tra i sogni riaffiora lo sperone di roccia che strisciando tra i cunicoli premeva sullo sterno e si doveva superare per arrivare ad un grande stanza fresca e istoriata di graffiti. Per me San Lazzaro è un luogo della vita, il mondo incantato delle fantasie e dei sogni. Ho studiato estetica, sino al dottorato in estetica, mi è capitato di scrivere anche di “bello naturale”. So che cosa vuol dire paesaggio, cosa vuol dire qualità ambientale. So che il nostro contesto culturale locale è diviso tra nipotini di Rubbiani e apologeti di Tange, quello del Fiera District. Si dice che Bologna sia consociativa: in questo non lo è affatto. Anzi è segnata da irriducibili contrasti. Ma come spiegava, solo venerdì scorso, il professor Francesco Dal Col, in occasione della inaugurazione del Mast, pensato da Isabella Seragnoli, la città non può essere un museo, deve essere dinamismo, visione, creazione del nuovo. E Il Mast è questo: se avessero prevalso i comitati che ne contestavano la realizzazione oggi non ci sarebbe il Mast da tutti ammirato. Credo nelle motivazioni, nelle finalità, e, al contempo, nella misura, nel giusto equilibrio. Il Poc è un mix di riqualificazione, rigenerazione, consolidamento dell’assetto urbano. Ci siamo posti il problema di Idice e abbiamo cercato di dare a Idice un futuro degno. Su 31.457 residenti di San Lazzaro, a Idice 582 alloggi in edilizia di classe A. Insieme a dotazioni territoriali e all’edilizia sociale sino al 27%, parte della quale per l’affitto (fatto rilevantissimo). La crisi non motiva passi indietro, semmai, per quanto possa sembrarti paradossale, incoraggia passi avanti, siccome, da parte di chi oggi detiene i diritti edificatori, non risulta alcun motivo di derogare all’impegno assunto con la comunità e con l’amministrazione sanlazzaresi. Come ti renderai conto tu stesso se vorrai confermare la tua presenza all’incontro con te concordato e fissato, dopo quelli, da noi proposti e già avuti, il prossimo 16 ottobre. Certo: per noi, il Psc si esaurisce nel Poc. Dopodiché riteniamo che non debba esserci un secondo Poc, ma, semmai, eventualmente, quando sarà il momento, un secondo Psc, al fine di riconsiderare la lettura delle esigenze della comunità. Le regole, prima. Le conseguenze, poi. Non, adesso, giudicare le cose sulla base dell’emotività dell’ultimo istante. Quella non è buona amministrazione. Lasciami anche dire che mi piacerebbe che si discutesse di più si consumo di suolo al di fuori di fenomeni come il Nimby o come il Banana: “Build Absolutely Nothing Anywhere Near Anything”: non costruire assolutamente nulla in alcun luogo vicino a qualsiasi cosa. Un fenomeno che assoglia più all’egoismo sociale che alla tutela ambientale. Mi fa piacere che tu riconosca la legittimità del Piano. Mi auguro che questo tranquillizzi chi ti sta intorno, per lo più uso a offendere e ad esprimere tutto tranne un minimo di rispetto per le istituzioni. Penso che meno strepiti e più ragionamenti, meno attacchi violenti e più approfondimenti di merito, in questi anni, ci avrebbero molto aiutato. Confermo la mia disponibilità a far prevalere i secondi sui primi.
      Marco Macciantelli

  5. Pd San Lazzaro

    A proposito dei post ricevuti, pubblichiamo di seguito una riflessione del sindaco, sui temi della pianificazione, che sarà pubblicata, a breve, su una rivista (n.d.r.).

    Un Piano deve servire l’interesse pubblico e la comunità
    Se mi si chiede: nel passato si è costruito troppo? La mia risposta è sì. Se mi si chiede: nel futuro si costruirà di più? La mia risposta è no. Però deve essere chiaro che, a proposito del consumo del suolo, l’urbanistica lavora secondo la logica degli effetti a distanza. Si pensi a via Stalingrado, a Bologna. Tre decenni fa, la discussione in ordine al fatto che il Fiera District fosse lontano e separato dal centro, anche a causa della ferita della ferrovia, che occorresse una ricucitura. Ebbene, s’immaginò, allora, un intervento che è andato a compimento, solo di recente, con la cosiddetta porta d’Europa. Quindi attenzione a non confondere ieri, con oggi, con domani. Nessuno pensa che le risorse, specie quelle naturali, siano infinite. Il punto di vista corretto, oggi, non può più essere meramente quantitativo. Ma qualitativo: ciò che serve all’evoluzione civile di una comunità. Proprio per questo, se occorre una scuola, quella scuola va fatta. Puntando sulla riqualificazione, sapendo che anch’essa deve sottostare all’interesse pubblico, come ogni altra cosa. Piuttosto sottolineerei come l’inversione di tendenza, sul consumo del suolo, sia già cominciata. Non nonostante, ma grazie alla stagione dei nuovi Piani strutturali comunali (Psc). Tra crisi e consapevolezze del governo locale, il cambio di passo è già in atto. E’ un errore considerare i Comuni un intralcio. I Comuni sono il primo presidio a favore delle comunità. Qualche tempo fa si è tenuta in Provincia l’illustrazione di una ricognizione, promossa sulla base del lavoro coordinato dal tavolo per i Psc condivisi, a un certo numero di anni dall’approvazione del Piano territoriale di coordinamento provinciale (Ptcp, nel marzo del 2004), dalla quale è risultato che il consumo del suolo, nel decennio 2000-2010, è andato verso una progressiva riduzione rispetto al periodo precedente. Negli anni Ottanta, nella provincia di Bologna, era arrivato a 73 kmq. Negli anni Novanta: 34 kmq. Nell’ultimo decennio: 22 kmq. Tra il 1980 e il 1993 si consumavano 5,6 kmq all’anno. Tra il 1993 e il 2000 se ne sono consumati 4,9. Negli ultimi 9 anni 2,4. La metà. I Comuni non fanno cassa. Almeno, sempre meno, o non più. La crisi è un convitato di pietra che, in questo momento, condiziona e orienta le scelte di Piano, ciò che definisce la potestà pubblica, sulla base dei legittimi interessi e della partecipazione dei cittadini. Il problema del consumo del suolo ha un tale rilievo, da dover essere affrontato, non solo a livello locale. E’ auspicabile una legge che regoli il fenomeno, ci sono le condizioni, dopo gli indirizzi dati dall’Assemblea legislativa dell’Emilia-Romagna, perché si vada in questa direzione, anche a livello nazionale. Per una norma che disciplini finalmente la materia. Non è un granché giudicare, adesso, ciò che è stato fatto, sulla base di regole fissate nel passato. Non deve succedere che, giustamente, qui si chieda di fare ancora di più e altrove non vi sia alcuna sensibilità in proposito. L’Italia è una. Il territorio è un bene pubblico che va tutelato, dappertutto, nello stesso modo. Per un istante torniamo alla legge regionale è del 2000, da cui sono trascorsi 13 anni, 13 anni per fare il Piano ed ancora solo una parte dei Comuni ha completato il percorso. Si possono fissare norme più restrittive; lo si faccia. I Comuni non “vendono” il territorio. Alcuni sostengono questa tesi; ma non è che l’insistenza renda più vero ciò che non lo è. I Comuni non sono così rozzi, sprovveduti, fuori dal mondo. Piuttosto: i Comuni si rendono conto che per l’evoluzione della comunità servono determinati servizi. Tali servizi possono essere realizzati dal Piano. Che senso avrebbero anni di studio, di elaborazione, senza dare risposte alle esigenze della comunità? Quindi: prima di tutto, interventi di rigenerazione del tessuto urbano, di recupero del costruito, e, dove è previsto del “nuovo”, edifici improntati al risparmio energetico sino alla classe A. Contro lo spreco di suolo. Occupandosi delle criticità, fissando delle priorità. A partire dalle dotazioni territoriali e dall’edilizia sociale. Se non lo si fa in occasione del Piano, quando lo si fa? Portare nel Piano le esigenze della comunità non significa essere subalterni alla logica del cemento. Esattamente il contrario. Il tema è la qualità di un Piano. Le sue motivazioni, le sue finalità, il suo equilibrio, la sua misura. E l’ostilità verso il Piano non fa del tutto onore alle ragioni di chi la esprime. Rischia di essere un modo per disattendere al quadro normativo e, paradossalmente, a dispetto delle buone intenzioni, per andare contro l’interesse pubblico. Se dalla nostra Regione ai Comuni sono stati attribuiti compiti nella pianificazione, non è un limite, ma un modo per controllare più da vicino le scelte che vengono fatte. L’idea di contestare le leggi è un vecchio vizio del nostro Paese. Se una legge va cambiata, la si cambi. Ma è del tutto inutile prendersela con chi si limita ad applicarla. E’ un modo per delegittimare il principio di legalità. E’ sempre sbagliato affrontare la complessità in modo settoriale. Guardare all’insieme, tenendo conto di un solo aspetto. L’importante è sempre quello che si fa e come lo si fa, per corrispondere al quadro normativo, tutelare l’ambiente, servire la comunità. Contro il consumo del suolo, contro la dispersione insediativa, contro la rendita fondiaria. Per un patto tra forze produttive, a partire dai compiti di un Comune. Una monografia del professor Tommaso Bonetti (della Spisa), dal titolo: Il diritto del “governo del territorio” in trasformazione, spiega come su 8100 Comuni solo 774, il 9,6%, avrebbero approvato un Piano dal 2005 ad oggi. Mentre, nella maggioranza dei casi, il 50,8%, i Piani hanno ormai più di 10 anni. Siamo un Paese fatto così. S’invoca, giustamente, cura del territorio. Si sopporta che il 90% dei Comuni non sia dotato di uno strumento aggiornato. Tra le scelte, l’edilizia sociale. Ecco: fare o non fare edilizia sociale? Dal passato ereditiamo un patrimonio residenziale pubblico. Tutti diciamo: occorre rafforzare la coesione sociale. Oggi la casa è ciò che più di ogni altro definisce chi ce la può fare rispetto a chi rischia di non farcela. Dobbiamo custodire quel patrimonio, deve accedervi chi ne ha realmente diritto, se no fuori, com’è giusto, senza guardare in faccia a nessuno. Occorre proseguire l’opera avviata, prevedendo, nei Piani, una quota di edilizia sociale. Ma, anche qui, c’è modo e modo di fare edilizia. C’è la classe A, il risparmio energetico, magari il co-housing con forme comunitarie molto innovative, o progetti di modernizzazione della vecchia edilizia residenziale pubblica. La forma più radicale di rigenerazione del tessuto urbano è l’abbattimento e la ricostruzione. Per esempio, a San Lazzaro, si sta procedendo, in questo senso, a favore di circa un terzo di Erp. Su 450 alloggi storici, 150 circa. Infine, una osservazione: gli oneri di urbanizzazione servono soprattutto per gli investimenti, cioè per la manutenzione di scuole, palestre, strade, parchi. Negli ultimi anni i Comuni non li hanno più destinati alla spesa corrente. Quelli previsti dai nuovi Piani, in diversi casi, non entrano neppure nel bilancio dei Comuni, ma vengono devoluti dai Comuni alla comunità per la realizzazione delle dotazioni territoriali previste. L’ambiente va davvero tutelato. Come spiega Alfonso Pascale, presidente della rete fattorie sociali, esperto di sviluppo rurale e welfare locale, occorre dare senso alla qualità ambientale, puntando su giardini, parchi, aree agricole, orti, eco-villaggi, co-housing, riqualificazione delle aste fluviali, ma anche alloggi in classe A, con le soluzioni più innovative di risparmio energetico. Pascale la chiama “rurbanizzazione”. Una sorta di relazione virtuosa tra dimensione urbana e rurale del nostro fare comunità.

    Marco Macciantelli

  6. Lorenzo

    Credo che il sindaco abbia espresso una verità che anche Alberto ha sottolineato: il piano è vecchio di 10 anni. Non ci sono più le condizioni che erano in essere 10 anni fa. E il fatto che a dirlo sia un professionista del settore che – viceversa – dovrebbe vedere in questa espansione nuove occasioni la dice lunga… E’ finita la speculazione edilizia. Non lo dico io, lo dicono tutti. E dire che “Il Poc è un mix di riqualificazione, rigenerazione, consolidamento dell’assetto urbano” purtroppo è una bella favola, ma non risponde al vero: il POC, per la maggior parte, è una colata ingiustificata di cemento che distruggerà oltre 26 ettari di terreno agricolo. Di contorno c’è qualcosa di buono, non lo nego, ma il gioco non vale la candela. Occorre semplicemente fermarsi a riflettere, chiamare a raccolta i cittadini, che questo piano NON lo vogliono e non lo hanno richiesto, come in tutte le assemblee di Idice è saltato fuori, e chiamare i costruttori, che oggi sono in forte imbarazzo, perchè le prospettive sono dure… Questo sarebbe un segno di civiltà, un segno di decrescita felice, un segno che farebbe ricordare questo sindaco positivamente una volta terminato il suo mandato.

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