le primarie, tratto distintivo del Pd

Marco Macciantelli

Traccia dell’intervento di Marco Macciantelli

nella direzione provinciale del  Pd di lunedì 16 dicembre

 

La prima cosa: le primarie sono un tratto distintivo del Pd, lo sappiamo; sarebbe paradossale che ne facessimo un passaggio burocratico solo perché previsto dallo Statuto. La seconda: c’è da correre, siccome per la data proposta del 23 febbraio occorre partire all’inizio di gennaio, entro il 13 la coalizione istituisce il comitato organizzatore delle primarie, ma già entro il 10 gennaio i coordinamenti comunali devono riunirsi per deliberare. Considerando le festività natalizie: non c’è un minuto da perdere. La terza: cerchiamo di avere attenzione alle amministrazioni ancora al primo mandato e di affidarci a valutazioni locali in ordine all’opportunità di primarie di partito o di coalizione.

Aggiungo un paio di osservazioni. Attenzione: con la crisi, è cambiato il mondo. Parecchi Comuni vanno a scadenza dopo due mandati. Cioè con amministrazioni elette nel 2004. Dieci anni fa. Era un altro sistema politico, non c’era il Pd, sino al 2009 non c’era neppure il M5s.

Non solo: sono stati gli anni dei tagli. Tagli che peseranno anche nel futuro. Anche se vi fossero timidi segnali di ripresa, la questione sociale = 3� destinata ad impegnare i Comuni nel prossimo mandato.

Nel 2014, per la prima volta, si voterà senza Bologna, il cui rinnovo è nel 2016, e probabilmente senza la Provincia.

Nelle elezioni politiche del 24-25 febbraio qui il centrosinistra è andato meglio, ma la situazione di partenza è quella della contendibilità.

Il caso imolese, tuttavia, ha dimostrato che ce la si può fare. Anche se il Pd nelle amministrative della scorsa primavera, in termini di voti assoluti, non è andato avanti: ha vinto perché è andato indietro meno del centrodestra e del M5s.

In sostanza vedo tre questioni. Al centro, la comunità. Poi un’idea di coalizione come capacità di rappresentare più voci. Ma occorre un’altra cosa: una relazione stretta con la gente, nel senso che non basta più la buona amministrazione, occorre incrociare, soprattutto oggi, il disagio dei cittadini.

Ecco, il Pd, in questa fase, ha una missione: unire comunità e coalizione. Politica e spirito civico. Unire chi intende impegnarsi, dentro e fuori i partiti, contro una crisi che ancora è tutt’altro che alle nostre spalle.

Quindi: primarie per una nuova cittadinanza attiva. La politica da sola non basta. Specie nei contesti locali. C’è da tempo un’area, anche nel centrosinistra insofferente verso i partiti. Ci sono persone che han voglia di impegnarsi, fuori e oltre il perimetro della politica organizzata. Non si tratta di andar dietro a chi si limita ad agitare i problemi, ma di farsi dare una mano da chi ha voglia di risolverli.  Non si tratta solo di “aprire” alle liste civiche. Sarebbe ben strano che trattassimo proprio il civismo come un soggetto politico. Si tratta piuttosto di rivedere l’intera proposta per il governo locale dal punto di vista del servizio da rendere alla comunità.

Sulle tre questioni di fondo – risorse, servizi, infrastrutture – è opportuno costruire una forte cornice unitaria di rango metropolitano. La parola chiave è riqualificazione: riqualificazione della spesa, riqualificazione dei servizi, riqualificazione del territorio. Dando risposte soprattutto alla questione sociale. Il tema è oggi più che mai il governo della crisi.