BILANCIO, LA RELAZIONE DEL SINDACO MACCIANTELLI



Riportiamo comunicato ricevuto dall’Ufficio Stampa del Comune di San Lazzaro di Savena


Martedì 7 Febbraio, nel corso del Consiglio Comunale, il sindaco Marco Macciantelli ha presentato la proposta di bilancio. Questa la traccia dell’intervento:

Care colleghe, cari colleghi,

rinnovo l’impegno a fornirvi una relazione scritta perché abbiate il conforto, per quanto possibile, di un punto di vista chiaro col quale confrontarvi. Affrontare il tema del bilancio, come voi sapete, comporta un’inevitabile attenzione ai numeri, ma anche una riflessione sulla delineazione di scelte ben fondate su delle priorità. Prima di procedere vorrei ringraziare tutti coloro che hanno consentito di affinare, approfondire, meglio impostare la nostra proposta: la giunta nella sua collegialità, gli uffici comunali, a partire dalla dott.ssa Anna Barbieri, le parti sociali, dalle organizzazioni sindacali alle associazioni economiche. Qui vi proporrò uno schema; poi davanti a noi vi è il tempo per un esame più accurato in vista dell’esame in Commissione e dell’approvazione formale in Consiglio. Siamo arrivati a questo punto perché, come ho avuto modo di spiegare a questo Consiglio alla fine dello scorso anno, in presenza di un decreto come quello che è stato poi istruito dal governo Monti, si rendeva ragionevole un’ulteriore attesa che ci ha portato ad optare per la soluzione dell’esercizio provvisorio. In premessa permettetemi anche una considerazione di ordine politico. Il nuovo governo presieduto dal professor Mario Monti, in un contesto economico-finanziario di estrema difficoltà, si è reso necessario per superare l’evidente inadeguatezza dell’esperienza Berlusconi. Monti ha anticipato al 2012 l’introduzione dell’imposta municipale unica (Imu), che ripristina e sostituisce l’Ici. L’aliquota ordinaria dello 0,76, come si è visto in relazione alla mozione presentata dai colleghi Cavedagna e Di Oto, è modulabile in aumento o in diminuzione sino a 0,3 punti percentuali (da 0,46 a 1,06). L’aliquota per abitazione principale e relative pertinenze allo 0,4. Il Comune può variare l’aliquota in aumento o in diminuzione di 0,2 punti (da 0,2 a 0,6). È prevista la detrazione fissa di 200 Euro sull’abitazione principale. Un’ulteriore detrazione di 50 Euro, fino ad un massimo di 400 Euro, per ciascun figlio di età non superiore a 26 anni, purché dimorante abitualmente e residente anagraficamente nell’unità adibita ad abitazione principale. Una parte dell’introito Imu è riservata allo Stato ed è pari al 50% dell’importo derivante dall’applicazione dell’aliquota base dello 0,76 per mille a tutti gli immobili tranne le abitazioni principali. Il meccanismo di riscossione della quota erariale prevede che sia lo stesso contribuente a versare la quota allo Stato attraverso il modello F24. Il comma 17 dell’art. 13 stabilisce che il fondo sperimentale di riequilibrio viene ridotto in misura corrispondente al maggior gettito ad aliquota base attribuita ai Comuni dalle disposizioni dell’art. 13 stesso. Ciò significa che la nuova tassazione cui saranno soggetti i cittadini (compresa quella per l’abitazione principale) non porterà alcun beneficio alle casse comunali. Gli unici vantaggi che potranno derivare ai Comuni sono quelli indotti dalla maggiorazione delle aliquote. La manovra di bilancio 2012/2014 che il Comune di San Lazzaro aveva ipotizzato sino allo scorso mese di novembre era di 4.000.000 di Euro. Ora deve essere rivista per tenere conto del taglio previsto sui trasferimenti a favore dei Comuni dalla manovra Monti di 1.450 milioni di Euro. Complessivamente, lo sbilancio causato dalla manovra estiva di Tremonti, insieme a quella più recente, tra entrate e spese correnti, compresi gli accantonamenti per interventi anticrisi e misure per la crescita e per il rispetto del patto di stabilità, arriva a circa 5 milioni e mezzo di Euro. Per la precisione il fabbisogno finanziario per l’esercizio 2012 viene stimato nel suo complesso in 5.650.000 di Euro. Solo l’avanzo da conseguire a causa del patto di stabilità è di oltre 3 milioni di Euro. 3 milioni di Euro non per i servizi, ma per le pure tecnicalità del patto. Ripeto: l’Imu riprende e sostituisce la vecchia Ici, per una necessità, in primo luogo, dello Stato. Su seconde case e attività produttive la metà del gettito, il 3,8% andrà lì. L’altro 3,8% non aggiungerà nulla ai Comuni. Per consentire un incremento alle entrate, occorre immaginare qualcosa che vada oltre la percentuale del 7,6%. Veniamo ora all’articolazione della nostra proposta. Prima di tutto, vorremmo prevedere, per quanto sarà possibile, misure contro la crisi e per la crescita: vale a dire un fondo per chi è senza lavoro, anche con strumenti di sostegno o di accompagnamento al lavoro. Siccome ci rendiamo conto che in questo momento la difficoltà maggiore per le imprese è l’accesso al credito, stiamo pensando ad un progetto, insieme alle associazioni di categorie, per favorire le imprese del territorio, investendo, in modo imparziale e nella massima trasparenza, ben mirate risorse a favore di questa opportunità. Poi, per una quota consistente dei 5 milioni e mezzo che ci servono, prevediamo azioni interne alla filiera istituzionale: dal contenimento della spesa, al ricorso al plafond offerto dal patto di stabilità regionale (non solo una felice intuizione, ma una delle cose più utili, concrete e giuste, fatte negli ultimi anni). Inoltre: revisione della spesa in essere, naturalmente cercando di contenerla, e questo comporta un andare intorno a servizi con elementi di sofferenza, che stiamo tuttora cercando di ridurre al minimo, ma che purtroppo non sono del tutto scongiurabili. Una proposta equilibrata, orientata al lavoro, al contrasto alla crisi e al sostegno al tessuto produttivo. I sacrifici, in primo luogo, a carico del Comune e solo dopo della comunità, anche se, evidentemente, è difficile distinguere troppo i due aspetti, perché la questione vera è la sostenibilità dei servizi complessivamente intesi. Obiettivo che, per quanto sarà possibile, cercheremo di salvaguardare in tutti i modi. Su questo vorrei fare una sottolineatura. Non si tratta soltanto di compensare lo sbilancio; si tratta di comprendere come il bilancio serva la comunità, come tante cose continuino ad essere garantite e come, grazie a delle scelte, altre possano addirittura essere rafforzate. Questa è la nostra politica. La politica degli Enti locali, soprattutto in questo contesto territoriale. Nonostante i tagli, attraverso scelte, cercare di far meglio e di più. Per prima cosa, quindi, intendiamo evitare la logica ingiusta dei tagli lineari. Tutelando in particolare i settori sociale ed educativo, cuore del welfare. Continuando a riqualificare la spesa (facendo ricorso alla famosa spending review). Nello stesso tempo, vogliamo sviluppare alcune tracce di lavoro. Nell’affrontare la responsabilità di una manovra deve essere chiaro il beneficio per la comunità in termini di restituzione alla comunità di opportunità dal punto di vista di nuovi investimenti. Occorre razionalizzare. Ma, al contempo, investire risorse, in primo luogo contro la crisi, precisamente in tre settori: a favore di chi ne è colpito e per aiutare lavoro, giovani e imprese. Se si vuole guardare avanti, alcune politiche vanno sostenute: dall’attenzione alle attività produttive alle risorse indispensabili per incrementare la raccolta differenziata, per tutelare il mondo della disabilità o per far fronte alle esigenze del sistema formativo. Per noi è poi indispensabile proseguire l’azione di contrasto all’evasione fiscale. Sapendo che non siamo all’anno zero. Molto è stato fatto. Molto si può ancora fare anche in relazione al protocollo con l’Agenzia delle entrate che dovrebbe consentire un recupero di risorse al 100% a favore dei Comuni. Il bilancio di quest’anno va poi unito ad pezzo di produttività sociale che è quella della sussidiarietà. Abbiamo predisposto un dossier sulle buone pratiche in atto nella comunità di San Lazzaro prima di tutto per riconoscerle meglio, poi per potenziarle e ampliarle. Ne avrete un riscontro insieme ai materiali per il bilancio, perché si tratta di un pezzo, non privo di un certo rilievo economico, che concorre a definire la proposta di bilancio intesa come sostenibilità complessiva dei servizi a favore della comunità. Dopo un’opera di contenimento della spesa, per una maggiore sobrietà, un maggiore risparmio, facendo ricorso alla cultura delle buone pratiche, al miglior utilizzo degli spazi comunali, a progetti innovativi, una qualche forma di compartecipazione della comunità, per quanto contenuta e ragionevole, per chiudere il bilancio 2012, è necessaria. Per questo è fondamentale tenere la barra sui nostri valori: equità e contrasto alla crisi, una visione di sviluppo sostenibile. Non pura razionalizzazione, né decrescita. Noi crediamo che i sacrifici devono essere equamente divisi tra l’Ente locale e la comunità partendo da chi può e secondo il principio progressivo della giustizia sociale. Nel merito: sino allo scorso anno, in pieno regime Tremonti, i bilanci degli Enti locali erano rigidi, senza possibilità di incremento delle entrate, se non attraverso manovre tariffarie. L’anticipazione, da parte del governo Monti, dell’Imu al 2012, può garantire ora una maggiore flessibilità dei bilanci, che, coerentemente, dovrebbero prima di tutto orientarsi all’utilizzo del nuovo strumento. Anche per questo prevediamo di tenere le tariffe al livello del 2011 a parte un modesto aggiornamento all’inflazione del 2%. Per questo intendiamo procedere, secondo quanto già annunciato lo scorso anno, ad una rimodulazione con riduzione dei canone per i passi carrai. Sappiamo bene che vi sono casi diversificati e che l’equità va vista nell’insieme delle misure adottate e non solo in riferimento all’utilizzo di uno specifico strumento. Ragionare di Imu significa, in primo luogo, guardare alle seconde case, portando le aliquote sino a dove ciò è compatibile per le esigenze del bilancio, ma con alcune avvertenze che devono riguardare: i canoni concordati, le cooperative a proprietà indivisa, le attività produttive compresi i terreni agricoli. Sulle case sfitte occorre dare un segnale di particolare rigore. Sulle prime case, intanto viene recuperata da Monti l’azione poco avveduta del governo Berlusconi che, in presenza di conti dello Stato non proprio in ordine e di una crisi che avrebbe di lì a poco investito la zona dell’Euro, per pure esigenze elettorali e di propaganda politica, ebbe l’idea, nel primo Consiglio dei ministri convocato all’indomani delle elezioni del 2008 a Napoli, di procedere all’abolizione indiscriminata dell’Ici sulla prima casa. Ciò che fa il governo Monti non è un ripristino, è qualcosa di nuovo. Occorre tenere presente che su un totale di circa 19 milioni di “prime case”, con la modifica introdotta dalla manovra, il totale degli immobili che non pagheranno la nuova Imu, ad aliquota base, arriva a circa 5,5. Cioè: il recupero dell’Ici sotto forma di Imu non significa un ritorno puro e semplice a prima, ma ad uno strumento rimodulato in modo analogo, per quanto diverso, da quello adottato dal governo Prodi. Concludo sottolineando come ancora una volta mi piacerebbe porvi nelle migliori condizioni di comprensione e di valutazione dei problemi e delle possibili soluzioni, auspicando un clima positivo. Le critiche possono essere utili, ma un clima costruttivo può migliorare ulteriormente la qualità del dibattito. Specie in una materia così importante come il bilancio. Solo apparentemente fatta di numeri; in realtà tale da interrogare la nostra responsabilità dal punto di vista delle scelte che siamo chiamati a compiere in relazione al mandato ricevuto dai cittadini.

 

L’Ufficio Stampa del comune di San Lazzaro di Savena