Macciantelli… risposte su Mura San Carlo Pulce


A seguito dell’incontro svolto da Movimento Cittadini Mura San Carlo e Pulce qui di seguito riportiamo la dichiarazione del Sindaco Marco Macciantelli

 

Con ordine, nel merito. Per prima cosa, un’ovvietà: nel momento in cui il Consiglio comunale, legittimamente, a undici anni dalla nuova legge urbanistica regionale (20 del 2000), dopo cinque anni di preparazione del Psc dal 2004 al 2009, approvato nell’aprile del 2009, dopo due di approfondimenti, da allora ad oggi, si accinge ad esaminare il Piano operativo comunale previsto per i prossimi anni è normale e fisiologico che ci siano discussioni o che emergano domande o richieste di chiarimenti. Bisogna saperlo e non sorprendersi; sino all’adozione e poi verso l’approvazione sarà così e magari non mancherà chi vorrà formulare questioni strumentali o pretestuose o proporre anche fuori tempo massimo la logica del “più uno” o quella del “io non sapevo” o del “nessuno mi ha detto nulla”. Per questo, peraltro, dal punto di vista delle procedure formali, tra l’adozione e l’approvazione del Poc ci saranno i sessanta giorni per le osservazioni e le controdeduzioni. L’importante è sapere che il primo soggetto orientato a tutelare i cittadini è il Comune di San Lazzaro, chiamato a fare una sintesi tra tante esigenze e i non pochi bisogni. Poi ci sono gli interessi specifici, particolari, parziali o settoriali. Attenzione, però, al fenomeno dell’egoismo sociale. Consiste nell’idea che occorrono dei servizi, anzi magari si rimprovera al Comune di non garantirne mai abbastanza, ma guai a promuoverli in prossimità di dove abitano coloro che li invocano. Qualcuno dice Nimby; dappertutto, ma non nel mio giardino. O non sotto le mie finestre. Beh, bisogna sapere che questo atteggiamento non va bene, anche se si ammanta, soprattuto se si ammanta, di altisonanti principi che tendono a colpevolizzare gli altri e ad escludere un’assunzione di responsabilità ovvero un’idea di coesione e di solidarietà. Nanturalmente non mancano quelli che sollecitano questo atteggiamento o lo enfatizzano. Mura San Carlo è all’attenzione dell’Amministrazione, a tal punto che lì, su richiesta dei cittadini, è stato promosso l’intervento più ambizioso di questi due ultimi mandati. Radicale abbattimento e ricostruzione delle case Andreatta. Rigenerazione del tessuto urbano, un progetto arrivato primo in Regione e che giustamente è considerato un caso di scuola sotto il profilo della qualità architettonica, dell’edilizia sociale, del risparmio energetico, con un investimento rilevantissimo in termini di risorse. Non possiamo costringere nessuno a riconoscerlo, ma non si raccontino né favole né frottole. Come quelle sul presunto “contrasto con i contenuti dello Statuto comunale”. Su richiesta dei cittadini abbiamo accolto l’idea dei cittadini di ampliare la riqualificazione, favorita dall’intervento sulle Case Andreatta, in almeno tre direzioni: uno spazio per lo sport, uno svincolo che metta in sicurezza l’immissione da via Galletta a via Scuole del Farneto, esercizi commerciali di vicinato. Noi stiamo a ciò che risulta in modo inequivocabile. Sono avvenuti un numero di incontri assolutamente straordinario, con i singoli, con i gruppi, nel formato del laboratorio urbano, delle assemblee al Tonelli, degli incontri di frazione. Ecco: i ragazzi del Movimento cittadini per Mura San Carlo e Pulce si vadano a rileggere, per esempio, i verbali delle riunioni di frazione dal 2004 allo scorso anno, sono documenti pubblici, diligentemente redatti e diffusi anche sul sito; vedranno che, in modo chiarissimo e trasparente, sono state espresse e accolte quelle richieste. Ora non vanno più bene perché non vanno bene al Movimento cittadini per Mura San Carlo e Pulce? Occhio: non è che si può sempre ricominciare da capo. Ad un certo punto bisogna pur saper decidere e saper fare. Se no rimangono solo le chiacchiere, sterili, se senza conseguenze. Chi parla di mancata partecipazione si arrampica sugli specchi ed è contraddetto dai fatti. Negli ultimi mesi, da quando si è costituito, è stato doverosamente incontrato e ascoltato anche il Movimento Cittadini Mura San Carlo e Pulce, con tutta l’attenzione che merita. Come sempre, terremo conto di tutti i consigli utili, anche di quelli del Movimento cittadini Mura San Carlo e Pulce. Quanto al Parco, tale era e tale rimarrà.

 

Un pensiero su “Macciantelli… risposte su Mura San Carlo Pulce

  1. Giovanni

    Il parco tale era e tale rimarrà…. ma proprio in questi giorni la striscia di 8 metri è stata recintata sottraendola al parco.
    Si continua a parlare delle case Andreatta, intervento di riqualificazione necessario, omettendo invece la costruzione delle 4 palazzine sulla rotonda e le altre 3 previste in zona. In merito prima dell’adozione de POC vi invito a leggere un interessante articolo tratto da “Il fatto quotidiano” del 12/04/2011

    Legambiente: il cemento si sta mangiando l’Italia
    Nel rapporto Ambiente Italia 2011, l’associazione del cigno lancia l’allarme. Periferie sempre più estese, arterie stradali, maxi-parcheggi e capannoni. E’ come se ogni quattro mesi nascesse una nuova Milano

    Il cemento si sta mangiando l’Italia, al ritmo di 10.000 ettari di territorio all’anno: ogni 4 mesi è come se nascesse una nuova Milano. Periferie sempre più estese, arterie stradali, maxi-parcheggi e capannoni. Grappoli disordinati di sobborghi residenziali e centri commerciali sorti in mezzo alle campagne. È l’ambiente nel quale vivono 6 italiani su 10.

    Lombardia, Veneto e Campania guidano la classifica: cresce l’asfalto, la terra soffre, va in crisi il sistema idrogeologico. Mancano regole a tutela del suolo, aumentano i danni ambientali e i costi sociali. È il nuovo allarme lanciato dal rapporto Ambiente Italia 2011, promosso da Legambiente: insieme agli spazi verdi, spariscono ettari preziosi per l’agricoltura, che vanta un export da 26 miliardi di euro. A farla da padrone sono i palazzi: negli ultimi 15 anni si sono costruiti 4 milioni di nuove case. Ma oltre un milione di alloggi resta vuoto. E almeno 200.000 famiglie non riescono a pagare l’affitto o la rata del mutuo.

    Urbanizzazione selvaggia, sempre più insostenibile. Lo rivela il rapporto realizzato in collaborazione con l’INU, l’Istituto Nazionale di Urbanistica, presentato in questi giorni a Milano. Un quadro inquietante del consumo di territorio, che oltre all’ambiente mette in pericolo anche la produzione agroalimentare. Il cemento invade già 2 milioni e 350.000 ettari. Un’estensione equivalente a quella di Puglia e Molise messe insieme: il 7,6% del territorio nazionale, con 415 metri quadri per abitante. Risultato: crescono le superfici impermeabili. Già nel 2007, in città come Napoli e Milano era isolato dall’acqua il 62% del suolo. Il primato è della Lombardia, con il 14% di superfici artificiali. Seguono Veneto (11%), Campania (10,7%), Lazio ed Emilia (9%). A rischio la Sardegna, dove la cementificazione minaccia patrimoni naturali di inestimabile valore.

    “Il territorio italiano si sta rapidamente metropolizzando”, afferma il presidente INU, Federico Oliva. “Alla città tradizionale si sta sostituendo una nuova città, in cui vive oltre il 60% dell’intera popolazione italiana”. Si vive in condizioni insostenibili: cementificazione, traffico congestionato, nuovi squilibri e fame di spazio pubblico. Principale imputato: la crescita incontrollata delle periferie metropolitane, che divorano ogni anno 500 chilometri quadrati di aree verdi. Un esempio? Roma, il più grande comune agricolo in Europa. Nella città eterna, i complessi residenziali in periferia hanno “mangiato” 4.384 ettari agricoli, il 13% del totale, e 416 ettari di bosco. E il peggio deve ancora arrivare: i piani regolatori di Roma e Fiumicino prevedono di consumare altri 9.700 ettari, più di quanto sia stato urbanizzato dal 1993 al 2008.

    Per Paolo Pileri del Politecnico di Milano, uno dei curatori del documento, “ad essere erose sono le risorse agricole e di biodiversità, che costituiscono uno dei beni comuni più importanti”. L’Italia è in controtendenza rispetto ai paesi europei dove “sono in atto da tempo politiche ambientali ed urbanistiche incisive contro il consumo di suolo e i suoi costi sociali”. Lo sfruttamento del suolo italiano non produce “solo ferite al paesaggio”, ma “una vera e propria patologia del territorio”. Per questo Legambiente e INU hanno deciso di creare un Centro di Ricerca sui Consumi di Suolo (CRCS). Nella legislazione italiana “mancano ancora regole efficaci sulle facoltà di trasformazione dei suoli”, afferma il presidente di Legambiente Lombardia, Damiano Di Simine: “Qualunque sia la politica che una Regione attua per il governo del territorio, riteniamo irrinunciabile che essa sia confortata da un’attività di verifica e monitoraggio, oggi estremamente lacunosa”.

    Molti comuni piemontesi, stanchi di vedere il proprio territorio invaso da capannoni sfitti, hanno dato vita alla Campagna nazionale Stop al consumo di territorio. “Il consumo di suolo – dichiara il presidente di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza – è oggi un indicatore dei problemi del Paese. La crescita di questi anni, senza criteri o regole, è tra le ragioni dei periodici problemi di dissesto idrogeologico e tra le cause di congestione e inquinamento delle città, dell’eccessiva emissione di CO2 e della perdita di valore di tanti paesaggi italiani e ha inciso sulla qualità dei territori producendo dispersione e disgregazione sociale. Occorre fare come negli altri Paesi europei, dove lo si contrasta attraverso precise normative di tutela e con limiti alla crescita urbana, ma anche con la realizzazione di edilizia pubblica per chi ne ha veramente bisogno”. Tra le abitazioni sfitte, 245.142 sono a Roma, 165.398 a Cosenza, 149.894 a Palermo, 144.894 a Torino e 109.573 a Catania. Ma il fenomeno sfugge, perché non ci sono banche dati aggiornate. E la piaga dell’abusivismo si aggiunge alle carenze di pianificazione.

I commenti sono chiusi.