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Le manifestazioni seriali e l’interesse pubblico

Marco-Macciantelli-piccolaA San Lazzaro siamo di fronte a qualcosa di inedito: le manifestazioni seriali promosse dalla lista Noi cittadini. Quella dello scorso 30 settembre un déjà vu della precedente del 4 giugno. Una lista che si agita molto, ma crea un clima di inutile confusione. Poco civica e molto politica: visto che è guidata da un ex segretario di partito catapultato dalla prima Repubblica al gruppo regionale del M5s (sino a poco tempo fa). Ceto politico esperto nel riciclo. Come l’altro capetto della lista, per due mandati assessore comunale.

Non solo. Ho il massimo rispetto per Legambiente. Osservo solo che la referente di San Lazzaro è una militante di Noi cittadini, di cui è stata capolista alle ultime elezioni amministrative. Ovviamente il conflitto di interesse è un’altra cosa. Diciamo che i margini per una corretta distinzione dei ruoli, anche in questo caso, continuano ad essere piuttosto ampi.

E’ normale che ciascuno esprima le proprie posizioni, poi c’è modo e modo per farlo. Un conto è la giusta richiesta di partecipazione di tanti, un altro la prepotenza di pochi. Alzare i toni, cercare la contrapposizione pretestuosa, muovere accuse infondate, sollevare polveroni, porta ad un’escalation con dosi sempre maggiori di proclami e sentenze inappellabili. Tutto il contrario della ricerca del dialogo.

Il Comune di San Lazzaro, invece, è sempre stato pronto al confronto e lo ha ampiamente dimostrato. Negli ultimi mesi si sono svolti ulteriori incontri con gli stessi esponenti della lista Noi cittadini, proposti, non da loro, ma da noi. Altri sono programmati. Con la cittadinanza, a Idice, solo prima dell’estate, almeno tre assemblee. Altre ce ne saranno.

La “colata” è soprattutto nella testa degli esponenti della lista Noi cittadini, nel loro modo di porsi e di fare dibattito pubblico. Oltre un certo limite, specie di fronte a istruttorie che hanno affrontato ordinatamente tutti i percorsi legittimi, gli atteggiamenti pregiudiziali rischiano di trasformarsi in forme ingerenza ovvero di indebita pressione. E questo non è accettabile.

Vorrei chiarire: la zona in questione non ha nulla a che vedere con il Parco dei Gessi bolognesi e dei Calamchi dell’Abbadessa. Non siamo né in zona di Parco, né in zona di pre-Parco. Ancora: nessuna new town. Piuttosto: consolidamento dell’assetto urbano esistente, per una nuova centralità di Idice, per una complessiva rigenerazione della città pubblica, delle sue dotazioni territoriali. Nel merito, ricordo che alle nostre spalle è un lavoro lungo un decennio, fatto di forum e laboratori urbani. San Lazzaro è stato tra i primi Comuni dell’area metropolitana bolognese a completare l’iter della pianificazione, ad adottare e approvare il Psc il 24 aprile 2009, ad adottare e approvare il Poc il 20 dicembre 2011. Tutto secondo quanto prevede la legge regionale 20 del 2000.

In occasione della convocazione precedente del 4 giugno, Pd e Sel di San Lazzaro diffusero insieme un documento che ad un certo punto diceva così:Sulla credibilità della posizione espressa dalla lista Noi cittadini ricordiamo solo una cosa. Già nel 2011 contro il Poc fu promosso un referendum con molto clamore, proposta che venne però respinta dal Comitato dei saggi. Successivamente vi fu un ricorso al Tribunale, il quale si pronunciò dando torto ai ricorrenti e ragione al Comune, costringendoli a pagare anche le spese legale”. Questo per dire che le questioni sono state da tempo discusse e chiarite.

Su una popolazione a San Lazzaro di 31.457 residenti, a Idice sono previsti 582 alloggi con edifici in classe A, di cui il 27% in edilizia sociale, di cui la metà circa per l’affitto, insieme ad una cittadella dello sport, suggerita da Romano Romagnoli, compianto presidente del “San Lazzaro calcio” con un vivaio di 400 ragazzi, un nuovo polo scolastico, di cui c’è bisogno, un pacchetto di ulteriori interventi a favore della frazione per una cifra di circa 10 milioni di Euro.

Gli impegni sono la rinaturalizzazione dell’asta dell’Idice, a favore di un nuovo parco fluviale insieme a nuove aree nella disponibilità del Comune. Più in concreto, il “progetto speciale” per Idice riguarderà la riqualificazione della via Emilia, da via Castiglia a via Cà Bassa, prevedendo una pista ciclabile, la realizzazione dei marciapiedi sia sul lato nord che sul lato sud, la riorganizzazione dei parcheggi, la modifica alla geometria stradale del ponte ritrovando sul lato sud un percorso ciclopedonale che consenta la transitabilità in sicurezza di pedoni, carrozzine e ciclisti, la semaforizzazione degli incroci di via Castiglia, Mario Conti ed Andreoli, per consentire gli attraversamenti in sicurezza. Prima la riqualificazione, solo a seguire la nuova scuola e dopo l’insediamento residenziale.

Naturalmente si andrà avanti per stralci, sulla base del controllo sulle assegnazioni degli alloggi, oltre al tema delle altezze, affidato alla Commissione per la qualità architettonica e del paesaggio. Colgo l’occasione per smentire alcune cose non vere che agli organizzatori piace diffondere, a dimostrazione della loro buona fede e della loro serietà. Gli alloggi non sono né migliaia, né 700, né 650 ma, appunto, 582. Non è vero che il Piano prevedeva 1500 alloggi, non è vero che è stato ridotto grazie alle proteste. Anzi se i “ragazzi” di Noi cittadini evitassero di proiettare le loro visioni apocalittiche e si attenessero a ciò che risulta agli atti, sarebbe, da parte loro, un passo avanti. Un segno di maturità. Non è vero che ci saranno grattacieli, né edifici di nove piani, perché il Comune ha previsto altezze inferiori.

A proposito di campagna elettorale, in uno degli ultimi incontri avuti con loro ci hanno spiegato che alla lista Noi cittadini conviene accentuare la polemica e sollecitare la protesta perché intende presentarsi alle prossime elezioni e ormai siamo in campagna elettorale e tutto questo può produrre consenso. Giocano ad una campagna elettorale virtuale, ma, se continuano così, a quella reale rischiano di arrivare col fiatone. Ovviamente continueranno imperterriti sulla loro strada con altre manifestazioni. E’ una posizione del tutto strumentale, in primo luogo verso i cittadini, quelli veri, che hanno il sacrosanto diritto di formarsi una libera opinione, senza per questo seguire gente alla ricerca di una parte in commedia per ragioni di pura e semplice affermazione personale.

Apprendo infine di un esposto. Il Pua relativo a Idice è a evidenza pubblica, come tutti gli adempimenti (Psc e Poc) che lo hanno reso possibile. Il Comune di San Lazzaro è pronto di collaborare, come sempre ha fatto, in altri casi, con quanti sono preposti al controllo di legalità, con la serena e responsabile coscienza di aver sempre operato per la trasparenza, l’interesse pubblico, il massimo rispetto del quadro normativo.

Marco Macciantelli

 

Il governo Monti e le regole democratiche.(Rassegna Stampa)

Mancano poche ore alla presentazione delle misure delnuovo governo Monti. Insediato per questo e, tuttavia,immerso in un contesto di attesa, qua e là infranto da indiscrezionie anticipazioni.Proviamo a riavvolgere la pellicola e a scorrere le immaginidell’ultimo mese. Lo scenario è indubbiamente cambiato, si èaperta una fase diversa dalla precedente. Qualcuno, soprattuttochi a destra ha patito il cambiamento, sostiene la tesi del“commissar iamento”. I banchieri, i tecnici, i mercati. Per la verità,dopo i 308 voti a favore del rendiconto, vi è stato non undeficit democratico, ma, al contrario, il sistema democratico,nell’articolazione dei suoi pesi e contrappesi, ha mostrato diessere in grado di affrontare, in modo sorprendentemente ordinato,un passaggio delicato. Ne è emerso un governo sottol’egida del Presidente della Repubblica, nel pieno rispetto dellesue prerogative costituzionali. Incalzante la sequenza dellesue determinazioni: Mario Monti nominato senatore a vita, approvazionerapida della legge di stabilità, dimissioni di SilvioBerlusconi, incarico di formare un nuovo governo. Tuttonell’arco di alcuni giorni.Non si è trattato di una sospensione della democrazia, ma diuna democrazia che funziona attraverso le sue regole. Una dimostrazioneevidente che la politica, in un tempo di antipolitica,può assumere decisioni rapide, incisive, di alto profilo.Non è un caso che la Lega sia l’unica forza dell’attuale Parlamentoall’opposizione. Perché, tra le altre cose, è entrata incrisi un’idea del federalismo. Infatti: senza autonomia, senzaprossimità non può esserci federalismo.Il federalismo va preso dalla testa, non dalla coda. Non puòtrattarsi solo di un espediente contabile. Ma, prima di tutto, diuna riforma dello Stato, per superare un centro in affanno edEnti locali in uno stato di minorità. Per esempio, superandol’attuale bicameralismo perfetto, dimezzando i parlamentari,una Camera dei Deputati e un Senato delle autonomie. Un’operazioneorientata alla riduzione dei costi della politica, allamodernizzazione del sistema istituzionale, alla promozionedelle comunità e dei territori.Le istituzioni locali non sono solo apparati o appesantimentiburocratici. Sono anche un pezzo di democrazia: il più vicinoai cittadini e il più direttamente verificabile. E’ auspicabile chesi passi presto dalla demonizzazione populistica, contro questao quella parte del sistema, a una riforma, con forme ancheradicali di semplificazione e di riduzione dei costi, ma senzaperdere mai di vista il rispetto per le istituzioni democratiche .Non siamo solo di fronte a un cambio di governo, ma anchea un cambio di fase. Ma la transizione non è finita. Nel bilanciamentodelle questioni in campo è importante orientare l’azionedel governo Monti verso la discontinuità e l’equità e, allostesso tempo, lavorare a una nuova proposta di governo in vistadel rinnovo della legislatura, senza trascurare il definitivosuperamento del “p o rc e l l u m ”. Le due cose possono essereparte di uno stesso disegno, non di arretramento, ma di evoluzionedel sistema bipolare.Inoltre, c’è davanti a noi una sfida sulle questioni vere, difondo, strutturali. Sul nodo tra riforma fiscale, mercato del lavoro,welfare, si gioca una partita fondamentale. Bisogna sapereche la crescita non verrà dall’alto o per decreto, ma inrelazione ad uno sforzo complessivo del Paese. In particolare,dal punto di vista degli Enti locali, si aggrava il problema delpatto di stabilità. Deve essere chiaro che non si tratta di renditedi posizione, ma di risorse dei cittadini che a loro vanno restituite.Soprattutto nei settori in cui sta collassando il ruolodello Stato (scuola, edilizia popolare, trasporto pubblico), unragionevole allentamento è indispensabile, anche se non èdetto che tale esigenza venga recepita. Qui, in Emilia-Romagna,siamo più avanti; l’elaborazione di un patto di stabilità regionalenon è stata solo una felice intuizione, ma una delle cosepiù utili, concrete e giuste, fatte negli ultimi anni.Ma non dobbiamo dimenticare che l’azione del centrodestraal governo del Paese è stata particolarmente penalizzante proprioper il nostro territorio. Un conto è tagliare dove non c’ènulla o c’è poco. Un conto è farlo dove il governo locale è statostoricamente pensato per fornire una filiera, ampia e articolata,di servizi ai cittadini. Si dice che siamo tutti sottoposti aduna prova di maturità. Ebbene, in tale contesto, vanno messinel conto anche gli effetti a distanza della politica dei tagli e deidecreti degli ultimi tre anni. E’ uno dei motivi per i quali granparte dei Comuni del nostro territorio andrà in esercizio provvisorio,oltre alla necessità di comprendere se e in che terminil’ulteriore manovra Monti avrà ripercussioni sui bilanci.La crisi continua a mordere. Nella crisi continueranno a mordereanche i tagli. Con un bilancio sociale pesantissimo. Perquesto, senza un rinnovato spirito di comunità, senza un pattoforte tra autonomismo e sussidiarietà, faremo fatica a reggerel’urto. Oggi più che mai dobbiamo dirci che i Comuni continuanoad essere quel pezzo della nuova economia sociale dicomunità senza il quale è a rischio non solo la tenuta dei servizi,ma la prospettiva stessa di una coesione fondata sull’equità.Il lavoro che si sta facendo in Emilia-Romagna nel rafforzarei legami tra enti locali e parti sociali è prezioso per impostareuna proposta coordinata sui bilanci e, al contempo,per aiutare la comunità regionale ad attraversare la crisi.

(Marco Macciantelli sindaco di San Lazzaro di Savena)  Da L’Informazione del 4 Dicembre 2011



Profughi, l’accoglienza nel distretto di San Lazzaro

 

Riportiamo il testo inviato dall’Ufficio Stampa del Comune di San Lazzaro

Da questo pomeriggio il Distretto di San Lazzaro ospita 12 profughi tunisini, così come è stato stabilito dal Tavolo tecnico di coordinamento provinciale per l’accoglienza dei profughi provenienti dai Paesi del Nord Africa.

La prima accoglienza, d’intesa con i gestori, è avvenuta nella locanda “La pizacra”, che si trova sulla via Idice nel Comune di Ozzano, dove si fermeranno, in questa prima fase, fino a quando non saranno destinati nei vari Comuni del Distretto. Le spese sono sostenute dalla Protezione Civile. Ad accoglierli un mediatore culturale che opererà in stretto contatto con il Distretto.

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